Cloto tesse la tela con il ragno: analisi

Cloto tesse la tela con il ragno (2021) si ispira alle figure mitologiche delle Moire greche. Figlie, secondo una versione, della Notte o, secondo un’altra, di Zeus e di Temi o Mnemosine, le Moire rappresentano la nascita, la durata della vita e la morte di un essere umano. Sono figure femminili poiché i Greci pensavano che, essendo la vita un dono della madre, anche la morte dipendesse da un’entità femminile. Erano figure potentissime, più potenti degli dei, perché guidate dalla forza suprema del Fato che garantiva l’ordine e la stabilità del mondo e avevano in mano il destino di ogni essere umano, cosa che neppure gli dei potevano modificare.

Nel quadro vediamo Cloto, la più giovane delle Moire, colei che stabiliva il principio della vita di un essere umano, la nascita, iniziando a filare la tela della sua vita. La tela simboleggia, dunque, la vita. Cloto è rappresentata come una giovane donna che tiene in mano la tela, sulla quale si adagiano tante gocce di rugiada che partono dalla figura del ragno e si stagliano lungo tutta la superficie del quadro. Questa immagine sottolinea il momento iniziativo della nascita: così come Cloto stabilisce la nascita di un essere umano, la rugiada è qui attore metonimico che simboleggia il mattino, inizio del giorno.

Vero protagonista dell’opera, però, è l’imponente fiore che domina la superficie del quadro, posizionato in alto a sinistra: un’aristolochia, bellissimo fiore dalle grandi dimensioni, dai colori e dalla consistenza che -per sua natura- sembrano richiamare la carne umana e dalle forme simili a quelle di utero e vagina. L’aristolochia rappresenta la soggettività femminile. Al centro del quadro, un ragno, assieme al quale -come suggerito dal titolo dell’opera- Cloto tesse la tela, che si rivela essere, per la precisione, una ragnatela. La presenza del ragno e della ragnatela suggeriscono di primo acchito un’interpretazione nefasta della vita, come di una trappola inevitabile, così come le ragnatele sono trappole per le loro prede. Tuttavia, un occhio più attento noterà come il ragno, posizionato al centro non a caso, rappresenti un turning point, un punto di svolta, un’inversione di questa narrazione: entrando nel fiore, il ragno invita la soggettività femminile -rappresentata dall’aristolochia- a partecipare all’azione, diventando artefice del proprio destino attraverso la possibilità di tessere e, quindi, di decidere della propria vita.

Piccioli smorza il tono drammatico della narrazione disseminando nell’opera tracce di leggerezza: sullo sfondo, vediamo stagliarsi innumerevoli uccelli, simboli di libertà grazie alle loro ali, ali che ritroviamo nella farfalla poggiata sulla mano di Cloto ma anche su Cloto stessa che, se da un lato presenta un atteggiamento distaccato e indifferente nei confronti del suo operato -perfettamente in linea con la mentalità fatalistica degli antichi greci-, dall’altro lato, guardando altrove, si rende complice dell’utopica inversione della narrazione.

Il quadro vuole rovesciare la narrazione mitologica delle Moire che sembra, qui, fare eco all’attuale cultura patriarcale nella quale abitiamo, che si impegna da secoli a privare le donne della propria agency ingabbiandole in un ruolo di genere che le vuole vittime, passive, inattive. “Questi quadri sono fatti della stessa materia dei sogni”, dice Piccioli delle sue opere, e Cloto tesse la tela con il ragno (2021) si fa espressione del sogno utopico femminista di un mondo in cui le donne siano libere di autodeterminare la propria vita sulla base dei propri desideri.

Luisa La Gioia