

Le mie elaborazioni pittorico-digitali sono immagini che concentrano in sé manualità e tecnologia. L’idea nasce da un’impressione, un ricordo, un sogno, qualcosa che vedo. Ma è solo l’embrione, vaghezza, funzionale alla creatività. Mi siedo e disegno, prima a matita, poi con la tavoletta grafica. Parto da un’illustrazione, una fotografia o un segno e lascio che si esprima. Ricerco altre immagini, qualcosa che lo arricchisca. Disegno e assemblo con i pennelli virtuali in una sorta di collage in continua modifica ed evoluzione. Cerco storie e personaggi e miti che si impossessano dell’immagine e la cambiano ancora. In questo caso, non è l’intenzione che indirizza il movimento, ma il contrario: le immagini prendono vita propria a prescindere dalla mia volontà e si descrivono e raccontano da sole, per cui anche i titoli delle opere sono parte integrante delle stesse. A un certo punto mi devo imporre un “basta” perché il disegno mi prende la mano e non vorrebbe finire mai.
Ma questo è solo l’inizio. Il quadro è nudo, ha bisogno di un contenitore che non può essere anonimo: è il suo vestito e deve stargli “a pennello”. E allora uso stoffe, legni, vetri, metalli, tutti materiali trovati, regalati, scartati da altre persone che acquistano così nuova vita.
Ho notato che l’immagine cambia in relazione alla “cornice” che le si mette. Si modificano l’impatto ed il messaggio, è come se fosse altra. Ho deciso allora di realizzare lo stesso soggetto per un massimo di 21 multipli con cornici diverse, mantenendo così ognuna la propria originalità e unicità. Uguali ma diverse. Il perchè di 21 lo so solo io.




